Una maglia, una canzone, un’isola: la storia cubana di Bohemians e Massive Attack

La maglia del Bohemian FC per la FAI Cup 2026, realizzata insieme ai Massive Attack, unisce calcio, musica, storia irlandese e cubana, l’iconica opera di Jim Fitzpatrick dedicata a Che Guevara e un impegno concreto a favore dell’assistenza medica a Cuba.

Pubblicato 17 ago 2026
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Questo articolo è stato scritto originariamente in English . La traduzione che stai leggendo potrebbe contenere errori editoriali.

Giocatori del Bohemian FC presentano la maglia della FAI Cup 2026 realizzata insieme ai Massive Attack

Alcune maglie da calcio finiscono in fondo a un armadio quando la stagione si conclude. Altre continuano a vivere molto più a lungo delle partite per cui erano state create, perché finiscono per rappresentare un’epoca, una città e qualcosa in cui le persone hanno creduto.

La maglia del Bohemian FC per la FAI Cup 2026 appartiene alla seconda categoria.

Per realizzarla, il club di Dublino ha unito le forze con i Massive Attack. Il risultato è qualcosa di più di una semplice maglia in edizione speciale: una piccola storia che parte da Dublino, passa per Bristol e arriva fino all’Avana, mettendo insieme calcio, musica, arte, storia e solidarietà sullo stesso tessuto.

La maglia, progettata congiuntamente da Bohemians e Massive Attack, richiama alcune storiche divise della nazionale cubana e i legami di lunga data tra Irlanda e Cuba. Ampie strisce color kaki e nere sono attraversate da una V rossa, con al centro la stella bianca della bandiera cubana. Sul petto compare la versione in lingua irlandese dello stemma dei Bohemians, mentre il logo dei Massive Attack occupa una posizione ben visibile sul davanti. Nel tessuto sono inoltre inseriti estratti del discorso pronunciato da Che Guevara alla Conferenza di Solidarietà Afro-Asiatica di Algeri nel 1965.

Guardandola più da vicino, sono i piccoli dettagli a cominciare a raccontare una storia tutta loro.

All’interno del colletto compare una frase tratta da Teardrop dei Massive Attack: “Love is a doing word.”

Vicino alla parte inferiore della maglia, un’etichetta ricamata mostra il celebre ritratto di Che Guevara realizzato dall’artista dublinese Jim Fitzpatrick, insieme alla sua firma. L’opera di Fitzpatrick nacque da Guerrillero Heroico, la fotografia di Guevara scattata da Alberto Korda all’Avana il 5 marzo 1960.

Si chiude così un cerchio insolito. Una fotografia scattata a Cuba, un’immagine reinterpretata a Dublino da un artista irlandese e il linguaggio di una band nata a Bristol si ritrovano, decenni dopo, su una maglia da calcio.

Sul retro, la storia torna ancora una volta verso l’Irlanda. Accanto al simbolo della fiamma dei Massive Attack compare una frase attribuita al padre di Che Guevara, Ernesto Guevara Lynch: “In my son’s veins flowed the blood of the Irish rebels.”

Le radici irlandesi della famiglia Guevara, quindi, non restano soltanto sullo sfondo della collaborazione. Diventano parte visibile della maglia stessa.

Il progetto, però, non è mai stato concepito soltanto come un omaggio storico o estetico. Il 30% dei profitti ricavati dalla vendita della maglia sarà destinato all’assistenza medica a Cuba e diviso in parti uguali tra due organizzazioni. Cuba Vive Medical Aid Appeal, scelta dai Massive Attack, e mediCuba-Europe, scelta dai Bohemians, riceveranno ciascuna il 15% dei profitti. Entrambe sostengono il sistema sanitario cubano attraverso medicinali, forniture ospedaliere, attrezzature mediche e infrastrutture energetiche.

Daniel Lambert, Chief Operating Officer del Bohemian FC, ha spiegato che la maglia è il risultato di mesi di lavoro con il team dei Massive Attack. Secondo Lambert, ad avvicinare le due parti è stato qualcosa di più del comune amore per la musica. Sia il club sia la band hanno utilizzato nel tempo la propria visibilità per affrontare temi sociali, e i Bohemians volevano che questa collaborazione richiamasse l’attenzione sulle difficoltà del sistema sanitario cubano, producendo allo stesso tempo un sostegno medico concreto.

Per i Bohemians, del resto, il rapporto tra calcio e musica non è affatto nuovo. Dalymount Park e il club stesso fanno parte da anni della cultura musicale di Dublino. Lambert ha inoltre sottolineato quanto sia diventato importante per la società collaborare con artisti che condividano una più ampia idea di responsabilità sociale.

Anche i Massive Attack hanno descritto il progetto in termini simili. Il gruppo si è detto orgoglioso di sostenere un club di proprietà dei suoi tifosi, continuando allo stesso tempo una tradizione in cui i musicisti utilizzano il proprio lavoro per confrontarsi con questioni sociali e politiche. I riferimenti alle radici irlandesi di Guevara, all’immagine creata a Dublino da Jim Fitzpatrick e ai discorsi antimperialisti di Guevara sono tutti elementi intenzionali del design.

Per la band, quelle parole e quelle immagini non sono semplici decorazioni prese in prestito dal passato. Servono a portare nel presente un’idea di solidarietà.

Le parole delle organizzazioni che riceveranno i fondi riportano poi il progetto su un piano molto più immediato. Natasha Hickman, a nome di Cuba Vive, ha parlato del crescente bisogno di medicinali e forniture mediche essenziali negli ospedali cubani e dell’impatto diretto che le spedizioni di aiuti possono avere. Il professor Franco Cavalli, presidente di mediCuba-Europe, ha ricordato la reazione commossa del direttore dell’Ospedale Pediatrico Juan Manuel Márquez dell’Avana quando gli è stata comunicata l’iniziativa. Oltre all’aiuto materiale, ha spiegato, è importante che gli operatori sanitari cubani sappiano di non essere stati dimenticati.

Bohemians e Massive Attack hanno accompagnato il lancio anche con due cortometraggi prodotti da Unit 3 Films, società con sede a Bristol.

Il primo accosta le parole di Guevara sull’imperialismo a immagini legate al calcio provenienti da luoghi come la Repubblica Democratica del Congo, l’Angola, l’Algeria, l’Irlanda e la Palestina. Il secondo, accompagnato da Teardrop, intreccia l’opera di Jim Fitzpatrick con primi piani della maglia, del tessuto e dei piccoli dettagli del design.

Forse è proprio per questo che questa maglia non sembra una normale divisa da coppa.

Da una parte c’è Dublino, dall’altra Bristol. In un punto della sua storia c’è una fotografia scattata all’Avana più di sessant’anni fa; in un altro, poche parole tratte da una canzone pubblicata alla fine degli anni Novanta. Un club di calcio, una band, un artista, una storia politica e due organizzazioni di assistenza medica finiscono per incontrarsi nello stesso luogo.

Forse è qui che si nasconde ancora una delle bellezze più durature del calcio.

Un club, da solo, non può cambiare il mondo. E nemmeno una maglia da calcio.

Ma il calcio può spingere le persone ad accorgersi delle storie degli altri.

E a volte non servono nemmeno novanta minuti.

A volte basta una maglia.